
Un’azienda svizzera con filiale italica, a Bergamo, ha proibito ai suoi dipendenti la pausa caffè stile ammucchiata. Crea disordine, interrompe tutta la produzione, diminuisce la concentrazione e il clima generale e qualcuno ne approfitta per arrivare sempre ultimo alla macchinetta impiegandoci quindi una buona mezz’ora, quando basta, prima di riprendere il lavoro. Ovviamente gli svizzeri dal cuore di cioccolato non se la sono sentita di togliere agli italiani dal cuore di caffè questo momento fondante la nostra vita repubblicana, più del lavoro o della religione. E da bravi scolaretti gli impiegati sono pertanto invitati a recarvisi due e solo due per volta. Cinque minuti canonici concessi e poi via, cambio con la prossima coppia. Il lavoro prosegue sempre, non ci sono schiamazzi eccessivi da branco in libera uscita, gli altri sono invitati ad attendere il proprio turno per la bevanda magica continuando intanto a fare quello che – nella psiche dei più – il caffè dovrebbe appunto aiutare a fare meglio: il proprio lavoro. Ovvie le proteste dei nostri, al punto da ottenere anche una pagina ieri su un importante quotidiano. E’ colpito lo stile italiano del fancazzeggio più che il bisogno di una sana ricarica energetica. E questo per chi vive del vizio del caffè più che del vezzo è insopportabile: lo stesso dicasi per la pausa sigaretta. Poca pietà dei crudeli svizzeri contro questo rito antico e nobile. Allora andiamo subito a cercare esempi che diano ragione ai poveri perseguitati del bresciano: guardiamo l’Europa moderna, il resto del mondo civilizzato, cerchiamo sostegno. Solo che ovunque li la pausa caffè sul lavoro è considerata roba da barbari italici: nemmeno la fanno. Questi svizzeri in realtà sono proprio stati buoni come una barretta al latte.
gen
27
2012